"Non conosco nessun libro - ha scritto Witold Gombrowicz - che meglio introduca ai segreti della moderna sensibilità sudamericana, dei suoi miti, delle sue fobie, delle sue allucinazioni." Chi è già penetrato nell'oscura regione esistenziale dove si inoltra la narrativa di Ernesto Sábato, ritroverà in Sopra eroi e tombe i temi del suo rovello metafisico, i problemi che la grande arte "ingenua" non teme di interrogare: lo scopo di vivere in un tempo "furioso e insensato", il peso della storia, l'invalicabile solitudine dell'uomo.
Simbolo di una divorante ricerca dell'assoluto è qui l'amore di Martino per l'inafferrabile Alessandra, nella quale Sábato ha saputo fissare un archetipo dell'ambiguità. Attorno a loro l'immensa Buenos Aires, che nasconde un sottosuolo di orrori. In quelle caverne di tenebra, in quello sterminato e immondo intrico di cloache, si snoda un'odissea visionaria che ha i suoi antecedenti in Kafka, Poe, Blake, Dostoevskij.