«In Anna Karenina – ha scritto Natalia Ginzburg – è rappresentata la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità.» Il grande capolavoro della letteratura russa racconta la progressiva e irrimediabile frantumazione di una sfera sociale non più organica e unitaria: quella dell’aristocrazia russa della seconda metà dell’Ottocento, macrocosmo ormai scisso, di cui la famiglia è il microcosmo omologo. La scrittura di Tolstoj con grande sensibilità assume, inghiotte e rispecchia la contraddittoria molteplicità della vita e della storia in una visione mai univoca, attenta agli infiniti e impercettibili sfasamenti tra apparire ed essere, pensiero e comportamento, volontà e azione.