Dettagli del libro
Formato
Brossura
Pagine
448
Lingua
Italiano
Pubblicato
Jan 1, 2003
Editore
e/o
ISBN-10
8876415300
ISBN-13
9788876415302
Descrizione
Fin dalle prime pagine de Sul ring delle ombre non pochi lettori crederanno di percepire sullo sfondo del grandioso impasto sonoro di questa storia una voce del tutto simile a quella con cui Ismaele inaugura le prime note di quella maestosa ed eterna sinfonia che è Moby Dick, e nel tessuto e nel ritmo di una scrittura che si colloca sui ranghi più elevati della letteratura, gli echi delle opere di Jack London, Conrad, Hemingway, James, Wolf, e Joyce... Una solenne colonna di libri torreggia infatti come un totem benevolo e tutelare dietro le spalle del giovane protagonista di questa prima e sfolgorante opera narrativa di Steven Heighton, poeta e autore canadese di racconti brevi, e su di essa sparge il suo lucente riverbero. Ne Sul ring delle ombre è in scena una vicenda familiare densa di epos e di miti, in cui i luoghi e la natura influiscono per l’eccezionale potenza del loro carattere estremo e per la forza evocativa che emanano, sulle vite e i destini dei protagonisti. Il “Soo” sobborgo di Sault Saint Mary nella regione dei Grandi Laghi, un nord leggendario che sovrasta L’America e sulla quale grava con “il peso muto e malinconico dello Scudo canadese dove la taiga si sfilaccia in muskeg, tundra, mare gelato...”, rappresenta per Sevigne Torrins “... un luogo della mente, il centro cavo e statico da cui si allargava il mondo reale...” Soo, dove si erge la casetta dei Torrins, affacciata sulle sponde confluenti del fiume Saint Mary con l’incorrotto Lago Superiore, nelle acque gelide del quale Sam Torrins, padre di Sevigne, ha visto inabissarsi la Edmund Fitzgerald, gigantesca chiatta che scomparve come un leviatano al tempo in cui era marinaio e cuoco a bordo di un mercantile d’appoggio, è il centro radiale e il punto di partenza del lungo periplo che il giovane Sevigne intraprende alla ricerca di se stesso e della propria vocazione di scrittore e poeta. Il lungo periodo che Sevigne trascorre in una tormentata convivenza con il padre a Soo, non privo di momenti di fiera e commossa ammirazione per quel padre che sta letteralmente sprofondando in se stesso con l’aiuto di robuste dosi di gin e vodka, lo rinvia ai giorni felici dell’infanzia e dell’adolescenza, alle estati di giochi temerari insieme al fratello Bryon, e all’amata Meeka, coetanea e compagna di giochi nonché fidanzata con entrambi i fratelli. Riemergono dal passato non lontano le immagini della madre Martine, una esile e ricciuta danzatrice franco-canadese di origine svizzera, donna inquieta e solare ad un tempo, volubile e sognatrice, che il giovane Sam aveva conosciuto per caso a Montreal in un ventoso giorno di ferma, e alla quale una chiromante aveva predetto che uscendo in strada avrebbe incontrato l’uomo che l’avrebbe sposata. E così fu. Tornano i ricordi della promettente carriera di pugile che Sevigne, incoraggiato e istruito dal padre aveva intrapreso e poi abbandonato, pur conservando il frutto di quel prezioso ed aspro insegnamento, per dedicarsi anima e corpo alle belle lettere. Ma il presente sa ancora elargire momenti preziosi come al mattino quando il titanico Sam, emerge dal fondo nero del suo sonno alcolico come rigenerato dalla notte, per gettarsi nel fiume in un’epica nuotata rituale “mulinando bracciate lungo il fiume immoto, puntava dritto sulla riva del Michigan, la scia sempre più larga che gli moriva dietro sulle acque nere, fra lampi di braccia che apparivano, sparivano riapparivano, sotto i raggi inaugurali del sole...” O quando più tardi risale sul pontile in un nimbo di vapore “il petto grigio scintillante di gocce perlacee, gli mancava solo il tridente” e si appresta in un deliziato duello con il figlio a colpi di citazioni tratte dalla sua nutrita riserva di autori prediletti a preparare una delle sue irresistibili colazioni da cambusa. La convivenza con il padre termina con la morte di Sam, quando nel corso dell’ultima intrepida nuotata, colto da un malessere, affonda come un mitico bastimento con negli occhi la striscia d’arancio ondeggiante che fluttuava lenta sull’arco del cielo intravista un giorno di navigazione sull’ le farfalle monarca migranti a milioni dall’Artide al Golfo del Messico. Soo prende da allora il significato di perenne richiamo e la forma di un faro che guida Sevigne lungo tutto l’arco della sua formazione dall’adolescenza all’età adulta e nel periplo che intraprende attorno ai luoghi e alle figure della propria mitologia familiare, e che lo porterà molto lontano prima di ricondurlo, mutato e adulto, al punto di partenza. Pronto ad affrontare sull’Isola di Rye, luogo reale e sogno ricorrente di suo padre e di suo nonno Noel, isola fantasma e meta simbolica di purezza e assoluto per Sevigne, la prova capitale cui alla fine si un’autosegregazione vissuta nel cuore dell’inverno artico nelle condizioni più estreme imposte dal clima e dall’isolamento. Una prova in cui rischia di mettere anche la propria vita a repentaglio e per uscire dalla quale è obbligato...