Book Details
Format
Hardcover
Pages
610
Language
Italian
Published
Sep 9, 1965
Publisher
Einaudi
Description
Il «caso Wolfe» è unico nella storia letteraria americana. Questo giovane del Sud, nato nel 1900 in un paese della Carolina, figlio della padrona di una pensioncina e di uno scalpellino amante della retorica, a disagio nel sordo ambiente di casa, fu sempre dominato dall'ansia di conoscere il mondo, di spingere sempre oltre i limiti della propria immaginazione. «La vita è selvaggia, crudele, benevola, generosa, stupida, penosa, gioiosa, è tutto questo ed altro ancora - scriveva alla madre da Harvard - e tutto questo io voglio conoscerlo. Andrò in capo al mondo per trovarlo, per capirlo. Quando avrò finito conoscerò questo paese come il palmo della mano, e lo metterò in bianco e nero, e ne farò una cosa vera e bella».
Fu il sogno che gli accese tutta la breve esistenza (morì a soli trentotto anni), anche se il deludente contatto con la realtà cittadina di Boston e New York lo portò alla riscoperta della sua terra. Il Sud lo attrae col suo «misterioso romanticismo, una sorta di ubriacatura inspiegabile» (e Wolfe saprà renderne l'atmosfera e la splendida natura): al tempo stesso gli ricorda le troppe umiliazioni patite da ragazzo, gli si configura come l'opaca sostanza che si oppone all'appassionata ricerca giovanile. Ecco nascere il suo primo libro, questo Angelo, guarda il passato, che è poi rimasto la sua opera maggiore. E nella propria famiglia che Wolfe trova la materia più congeniale al suo acceso autobiografismo. Al contrasto tra il vecchio Gant, beone e declamatore, e sua moglie Eliza, che vive nella tenace ambizione del guadagno, fanno corona uno stuolo di figli, di parenti, di piccola gente di provincia ai principi del secolo, tutti visti attraverso i ricordi dell'ultimo dei Gant, Eugene, in cui lo scrittore si è appena travestito. Un vigoroso romanzo familiare che ha procurato a Wolfe un posto stabile tra i «grandi » degli anni trenta.
Fu il sogno che gli accese tutta la breve esistenza (morì a soli trentotto anni), anche se il deludente contatto con la realtà cittadina di Boston e New York lo portò alla riscoperta della sua terra. Il Sud lo attrae col suo «misterioso romanticismo, una sorta di ubriacatura inspiegabile» (e Wolfe saprà renderne l'atmosfera e la splendida natura): al tempo stesso gli ricorda le troppe umiliazioni patite da ragazzo, gli si configura come l'opaca sostanza che si oppone all'appassionata ricerca giovanile. Ecco nascere il suo primo libro, questo Angelo, guarda il passato, che è poi rimasto la sua opera maggiore. E nella propria famiglia che Wolfe trova la materia più congeniale al suo acceso autobiografismo. Al contrasto tra il vecchio Gant, beone e declamatore, e sua moglie Eliza, che vive nella tenace ambizione del guadagno, fanno corona uno stuolo di figli, di parenti, di piccola gente di provincia ai principi del secolo, tutti visti attraverso i ricordi dell'ultimo dei Gant, Eugene, in cui lo scrittore si è appena travestito. Un vigoroso romanzo familiare che ha procurato a Wolfe un posto stabile tra i «grandi » degli anni trenta.